WHIPLASH – la voglia di arrivare a costo di qualunque sacrificio

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Arriva finalmente nelle sale italiane il pluripremiato film del giovane Damien Chazelle, tratto da un suo corto presentato al Sundance nel 2013. Mentre lo scorso anno “Whiplash” ha vinto il Gran Premio della giuria allo stesso festival, è stato molto apprezzato a Cannes e a Toronto, e ha appena fatto vincere un Golden Globe allo straordinario J.K. Simmons. Con un totale di quattro nominations all’Oscar (tra cui quella per l’attore non protagonista e quella per la miglior pellicola dell’anno), “Whiplash” racconta di Andrew, un diciannovenne di New York che suona la batteria e sogna di diventare “uno dei grandi” per passare alla storia. A tale scopo, si massacra di esercitazioni presso il prestigioso conservatorio Shaffer di Manhattan, a cui è iscritto. E’ proprio durante uno di questi “allenamenti” (la musica qui è vista al pari di uno sport) che viene notato dal temibile insegnante Terence Fletcher, e da lui scelto per entrare nella band della scuola. Andrew si sente quasi arrivato, ma non sa che i metodi decisamente poco ortodossi, se non dittatoriali, dell’insegnante, stanno per mettere a dura prova il suo talento, le sue ambizioni, il suo stesso equilibrio mentale, facendogli sacrificare anche gli affetti e tirando fuori la determinazione che è in lui.

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La bellezza del film non sta tanto nella trama, probabilmente già declinata in altri contesti (militari o sportivi) in decine di altre pellicole, ma nell’abile regia,nella sceneggiatura, tesa come una corda di violino, e soprattutto nell’eccellente montaggio di Tom Cross (altra candidatura agli Academy Awards) che non fa distogliere un solo secondo l’attenzione dello spettatore, dando alla vicenda un ritmo incessante, in un crescendo tipico della musica, fino al bellissimo finale,che fa quasi venire voglia di alzarsi ad applaudire, come appunto alla fine di un memorabile concerto.

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La musica jazz ovviamente la fa da padrona, ma contano soprattutto le strepitose interpretazioni del già citato Simmons nel ruolo dell’insegnante terribile, che però fa tutto ciò che fa solo per tirare fuori dagli allievi il talento che intravede in loro; e dell’ottimo, giovane, Miles Teller, nel ruolo del protagonista, che sembra davvero non poter essere interpretato da nessun altro,tanto è perfetto.

Ovviamente la domanda che ci si pone durante la visione è: fino a che limite si può spingere qualcuno a tirare fuori il suo talento e a dare il massimo, sia pure per il suo bene? Ognuno troverà la sua risposta, certo è che anche chi non ama il jazz (“Non è per tutti” dice il protagonista) amerà questo piccolo capolavoro, teso ed emozionante come da tanto non se ne vedevano sul grande schermo.

 

FRANCESCO ARCUDI

 

 

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