“VILLE-MARIE” – melò con la Bellucci

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La Ville-Marie del titolo è il nome dato dai cittadini a Montreal, città in cui si svolgono, quasi tutto in una notte, gli accadimenti del film.
La celebre diva Sophie Bernard (Monica Bellucci), arriva in città per girare un film, con il suo regista/compagno da vent’anni. Spera così di riallacciare i rapporti un po’ distanti con il figlio ventenne, che non vede da tre anni, e che, comprensibilmente problematico e traumatizzato da una madre assente ma ingombrante al tempo stesso, esige sapere chi è suo padre. Ma il ragazzo viene investito da un’ambulanza e le vite di madre e figlio si intrecceranno con quelle dell’autista del mezzo e di un’infermiera, anch’essi con il loro vissuto difficile, il tutto nell’arco di pochi giorni.

Ville-Marie
Il film di Guy Edoin vorrebbe essere una sorta di melodramma, un po’ algido, alla Douglas Sirk (lo afferma il regista stesso), ma non è supportato da una sceneggiatura adeguata.
Intendiamoci, si lascia vedere, grazie anche a degli attori che mettono tutto l’impegno possibile per rendere credibili i personaggi, soprattutto la brava Aliocha Schneider nel ruolo dell’infermiera, anch’ella madre inadeguata.
E veniamo alla Monica (inter)nazionale, che stavolta dà il meglio di sé, affidandosi totalmente al regista, a tal punto da cantare live “Can’t help falling in love with you” di Elvis per comunicare i suoi sentimenti al figlio, e addirittura di passare da una prima parte in cui recita il film nel film, truccata di tutto punto, a una seconda parte in cui è “solo” una madre disperata, e rinuncia a qualunque make up riuscendo ad essere credibile, bellissima nonostante i suoi cinquant’anni.

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Del resto l’attrice in conferenza stampa ha dichiarato che “la bellezza non è un nostro merito, dobbiamo solo essere grati per essa”, ma quando quella fisica svanisce, con l’andare avanti dell’età, ciò le dà la possibilità di interpretare ruoli diversi, ma non è quello l’importante perché “il bello è che il fisico invecchia, ma l’anima no”. Lode all’umiltà della diva, quindi, nonostante il film non sia proprio un capolavoro.

FRANCESCO ARCUDI

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