Il Viaggio di Arlo: “La Valle Incanta” della Pixar non è originale, ma è bellissima

(a cura di Thomas Cardinali) – La Pixar realizza uno dei film meno originali degli ultimi anni, ma non delude mai regalando sempre emozioni e dei livelli di animazione eccezionali. “Il Viaggio di Arlo” di Peter Sohn è un’opera complessa da realizzare graficamente, ma non nelle idee che risultano essere l’unione di tante cose già viste. I nostalgici dei classici rivedranno nel rapporto tra Papo Henry e il figlio Arlo quello di Simba e Mufasa ne “Il Re Leone”: due giovani che perdono la loro guida prima del tempo, prima che il loro processo di maturazione sia completo. Qui però il dramma è limitato dato che ha comunque la mamma e i suoi fratelli ancora in vita. Un altro aspetto di similitudine con il passato è che il giovane dinosauro ricorda il Piedino de “La Valle Incantata” (stessa razza di dinosauro collolungo) con il viaggio per ritrovare la famiglia e anche il capolavoro “Alla ricerca di Nemo”. Gli insegnamenti più forti sono quelli sull’amicizia che supera tutto e la paura, compagna indissolubile di vita che va fatta propria per essere messa da parte e poter vivere. L’animazione qui ha naturalmente raggiunto dei livelli straordinari ed è l’ennesimo capolavoro tecnico dopo “Inside Out”, ma manca qualcosa per fare il salto di qualità come nell’opera precedente degli studi d’animazione più premiati del mondo e lo si capisce sin dai primi frame.

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Stiamo parlando come sempre di un grande film d’animazione, un’opera destinata a fare storia per aver inserito anche un tratto quasi western e la morte in modo crudo come “Big Hero 6” e “Up” avevano solo iniziato. Il dramma è quasi paragonabile a quello della madre di “Bambi”, in un ennesimo omaggio al passato che ritorna in modo prepotente. La scena di Arlo e del suo “cagnolino” cucciolo di uomo Spot sulla sabbia con i bastoncini che parlano della propria famiglia perduta non potrà non toccarvi dentro, magari facendo uscire qualche lacrima. Quella stessa famiglia che il dolce dinosauro ha lasciato indietro e che desidera soltanto riabbracciare: il fratellone Buck, la sorella Libby e la mami Ida. La poesia delle immagini a tratti è incredibile, come nella scena delle lucciole, e non ha nulla da invidiare ai film premiati con l’Oscar, anche se è destinato a essere ricordato come uno “splendido sconfitto” nella corsa alla statuetta al pari de “La Sposa Cadavere” , “Dragon Trainer” e “Si Alza il Vento”.

 


L’idea di rendere l’uomo cucciolo di un animale è la denuncia di come spesso questi ultimi siano migliori delle persone, ma anche di come dovremmo essere fortunati ad avere questo mondo a disposizione e abbiamo il dovere di prendercene cura. Arlo compie un viaggio non per tornare a  casa, ma per maturare trovando finalmente la vera essenza di sé stesso. Le insidie e i pericoli, le creature che conosce non sono altro che una rappresentazione in scala di tutte le avventure della vita. L’amicizia con Spot  è una cartolina dei sentimenti più puri, sinceri e naturali e soprattutto del perdono: il bambino era stato in parte responsabile della morte del padre, ma anche di aver permesso questo viaggio che ha fatto maturare Arlo permettendogli di lasciare la sua impronta sul silos e a questo film nella storia della Pixar.

 

 

L\'Autore Thomas Cardinali

Web writer di professione, scrivo di cinema e spettacolo in ogni sua sfaccettatura. Video maker in formazione con la passione per il calcio e la Formula1