“TUTTO PUO’ CAMBIARE” – musica e romanticismo a New York

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Ancora il binomio, di solito vincente, musica e cinema per la nuova pellicola dell’irlandese John Carney, regista del pluripremiato “Once” (addirittura Oscar per la miglior canzone originale), da cui è stato anche tratto un fortunato musical teatrale ancora in scena a Broadway e nel West End londinese.

Stavolta la trama è un esile pretesto per raccontare la rinascita di due anime cadute in bassa fortuna, grazie alla “magia della musica”, come viene definita nel film.

Greta (una smorfiosa Keira Knightley), cantautrice inglese, giunge a New York con il fidanzato storico Dave (esordio col botto per Adam Levine, leader dei Maroon 5), che è stato messo sotto contratto da una label grazie alla presenza di una sua canzone in un film. Il successo gli dà subito alla testa, e la ragazza viene lasciata a piangere su sé stessa, esprimendo la sua tristezza e il suo dolore nelle sue canzoni. Una sera un amico che canta in un pub la costringe ad esibirsi con la chitarra. Viene così notata da Dan (il sempre più bravo Mark Ruffalo), discografico che ha appena perso sia il lavoro, nonostante il suo fiuto, che la famiglia-la moglie (Catherine Keener) lo ha lasciato e la figlia quindicenne (Hailee Steinfeld, giovanissima candidata all’Oscar per “Il Grinta” e protagonista dell’imminente “Romeo and Juliet” dell’italiano Carlo Carlei) sente molto la sua mancanza. Questo incontro, dopo le iniziali resistenze della ragazza, cambierà le vite di entrambi, in maniera meno scontata del previsto.

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Inutile dire che l’aspetto di maggiore rilevanza della pellicola non è la vicenda, visto che ovunque aleggia una sensazione di deja vu, ma le belle canzoni di Gregg Alexander, soprattutto quelle interpretate da Adam Levine, mentre la Knightley si limita a declinarle con la sua flebile voce, che comunque fa il suo effetto.

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Mentre la sempre stupenda New York è lo sfondo perfetto per la realizzazione, con pochissimi soldi e molto entusiasmo, del CD della cantautrice. Le sequenze più originali, infatti, sono proprio quelle delle registrazioni delle canzoni, nei posti più improbabili della Grande Mela, dal vicoletto con i bambini che giocano, alle barche sul laghetto del Central Park, dalla casa del migliore amico di Greta alla terrazza di un grattacielo.

E forse il senso del film è tutto qui, si può ricominciare (“Begin again” è il titolo originale) e cambiare la propria vita solo credendo nei propri sogni, seguendo con determinazione la propria passione, pur cedendo, almeno nell’ambiente discografico, a qualche piccolo compromesso, come spiega Dan a Greta, se si vuole far arrivare la propria musica al maggior numero di persone possibili.

Niente di trascendentale, dunque, ma se ci si abbandona senza porsi troppe domande allo svolgimento della trama, alla bella musica, a una New York sempre intensa e a qualche dialogo particolarmente azzeccato, si esce dalla sala con l’animo più leggero, canticchiando qualcuna delle canzoni che rimangono impresse.

FRANCESCO ARCUDI

 

 

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