Timbuktu- Un popolo sottomesso alla violenza jihadista

Abderrahmane Sissako trasferitosi a Mosca all’età di 19 anni per studiare, si dedica al suo primo cortometraggio The Game, selezionato al Festival di Cannes nel 1991, e successivamente al secondo October, tornando al Festival di Cannes due anni dopo.  “Timbuktu”candidato agli Oscar come miglior film straniero, racconta la storia di un popolo sottomesso alla brutalità dei Jihadisti,  dove tutto è vietato: cantare, suonare,fumare, giocare a pallone. Le persone sono considerate come dei burattini, manovrate dalle affilate mani dei Jihadisti. Kidane è un uomo colto, un mandriano, che ama la sua famiglia con il quale vive poco lontano dalla città, tra le dune di sabbia, in una tenda con la moglie e la figlia Toya, che è vita per lui.  Inizialmente sembrano non sentire il peso di quello che sta succedendo nella città, tra leggi proibizioniste che aumentano di giorno in giorno, diventando sempre più assurde. Ma le cose cambiano quando per sbaglio Kidane uccide Amadou il pescatore, a causa di una discussione. Il destino che l’aspetta è già segnato, sa ora mai di non poterne sfuggire, ma la cosa che gli preme di più, è la preoccupazione per la giovane Toya e per il suo futuro.

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L’immaginazione è l’unica cosa che resta a questo popolo privato di ogni cosa, un’ancora di salvataggio per non affondare completamente nella disperazione. Viaggiare  con la mente, lontano da tutto ciò, scappare da quel clima di oppressione, violenze, stupri, uccisioni.

L’unico suono che si sente in quel paesaggio caratterizzato dalle dune è quello delle mitragliatrici, che rimbomba nell’aria. Per il resto tutto tace, perché nemmeno la musica si può ascoltare. Sembra come un continuo remake, si stoppa al punto desiderato e si torna indietro, e così a ripetersi sulla stessa scena all’infinito. Un giorno uguale all’altro, una violenza dopo l’altra, con la speranza che prima o poi tutto questo possa finire.

Le riprese del film si sono dovute svolgere in Mauritania,in Mali, perché  Timbuktu ritenuta troppo pericolosa a causa di diversi attentati e rapimenti. Comunque Sissako è riuscito a creare lo stesso ambiente,la stessa atmosfera. Tutti le scene presenti nel film, sono  testimonianze di vita, raccontate dal regista per cercare di farci rivivere  quello che ha passato il popolo di Timbuktu dopo un anno di occupazione jihadista. Perché molto spesso le cose anomale, vengono taciute, e tenute nascoste.

Ambra Azzoli

 

 

L\'Autore Ambra Azzoli

Laureata in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, presso l'università la Sapienza di Roma. Inizia ad avvicinarsi alla scrittura cinematografica nel 2013. Oltre la passione per il cinema, anche quella per il teatro, nata all'età di 12 anni, frequentando il primo corso di recitazione. Ama trascorrere il suo tempo tra libri, serie tv e film!