Ti guardo- Desde Allà

 

Vincitore del Leone d’Oro, come miglior film alla 72.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Ti guardo-“Desde Allà” (  questo è il titolo originale)  è il secondo film facente parte di una trilogia, che affronta temi sull’essere  genitori; concentrandosi in particolar modo sull’assenza della figura paterna, punto di incontro  dei nostri protagonisti.

Nel caos cittadino di Caracas, tutto sembra all’ordine del giorno. Chi vive nei quartieri poveri, passa le giornate girovagando per le strade; tra furtarelli e risse come Elder, un giovane ragazzo adolescente che si imbatte un bel giorno  in Armando, uomo sulla cinquantina con un lavoro modesto, che abita in un piccolo e squallido appartamentino in una zona residenziale. Il legame che si instaura tra i due è di amore e odio. Elder, con la vitalità tipica dei ragazzi della sua età, si sente padrone del mondo, indomabile, sicuro di sé. Armando, invece è un uomo che non ha più niente da perdere, annoiato dalla routine quotidiana e dalla vita stessa. Il suo sguardo è spento. La totale incapacità di relazionarsi con l’altro e creare un legame affettivo, lo rendono un uomo passivo agli occhi dello spettatore. L’incontro con Elder, cambierà le cose, coinvolgendo i due in un particolare rapporto d’amore,  padre-figlio.

Il regista, Lorenzo Vigas ci ricorda con questa pellicola, il cinema neorealista: ambientato tra le classi disagiate, con  lunghe riprese all’aperto e utilizzando attori non professionisti; come nel caso di Luis Silva,nel ruolo di Elder, che conosce molto bene la povertà e la miseria di quella città, in quanto cresciuto nei quartieri di Caracas meno abbietti. Un ragazzo dallo sguardo pieno d’odio e di rabbia per quello che vede. “Sono stato colpito dal suo volto e dal suo sguardo animale che emerge” afferma il regista, “portandolo sul set e dandogli le battute solo un quarto d’ora prima di girare la scena, per non avere il tempo di relazionarsi con i dialoghi, così da non  perdere la freschezza”.

Il film è guidato dallo svolgimento della psicologia di Armando (Alfredo Castro), non in grado di relazionarsi con l’altro. L’assenza di dialogo in molte scene e l’utilizzo di inquadrature spesso sfocate (dove nitida è solo l’immagine del protagonista), ha l’intento di concentrare lo sguardo dello spettatore  sulle emozioni dell’attore  e non su quello che lo circonda.

Distribuito da Cinema di Valerio De Paolis e basato su un racconto di Guillermo Arriaga e Lorenzo Vigas ,uscirà nelle sale il 21 gennaio.

 

Ambra Azzoli

L\'Autore Ambra Azzoli

Laureata in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, presso l'università la Sapienza di Roma. Inizia ad avvicinarsi alla scrittura cinematografica nel 2013. Oltre la passione per il cinema, anche quella per il teatro, nata all'età di 12 anni, frequentando il primo corso di recitazione. Ama trascorrere il suo tempo tra libri, serie tv e film!