“THE WALK” – in bilico sul filo della credibilità

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Alla FESTA DEL CINEMA DI ROMA anteprima europea del nuovo, spettacolare film di Robert Zemeckis, tratto da una storia vera.

Philippe Petit è un funambolo francese, fin da bambino preso dal sacro fuoco dell’arte circense, e in seguito specializzatosi in camminate sul filo.

Seguiamo la sua storia, dalla scoperta del suo talento naturale nell’infanzia, alle prima imprese (la camminata tra le torri della cattedrale di Notre Dame a Parigi), fino alla scoperta del suo sogno, e la realizzazione dello stesso: camminare su un cavo d’acciaio teso tra le Torri Gemelle a New York. Siamo negli anni ’70 e con gli scarni mezzi dell’epoca l’ideazione e progettazione dell’impresa saranno lunghe e laboriose, tra la ricerca di complici per “il colpo” e l’attuazione del piano. Fino all’inevitabile realizzazione dello stesso, che all’epoca riempì le prime pagine dei giornali di tutto il mondo.

Philippe Petite (Joseph Gordon-Levitt) in TriStar Pictures' THE WALK.

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Il mitico regista di tante opere degli anni ’80 , in primis la trilogia di “Ritorno al futuro” (ancora oggi amatissima e pronta per festeggiare il suo 30° compleanno con i suoi fans in tutto il mondo), l’innovativo (per l’epoca) “Chi ha incastrato Roger Rabbitt?”, e , in tempi più recenti “The flight”, stavolta però non centra appieno il bersaglio. La storia è ridondante, il racconto da parte dello stesso principale protagonista troppo auto compiaciuto, l’impresa finale che dà il titolo al film tirata per le lunghe a tutti i costi fin quasi alla noia, eccessiva e troppo “americanizzata”, nell’accezione peggiore del termine.

Certo, il film regge bene la tensione per tutto il tempo, la spettacolarità non manca mai, Zemeckis sa indiscutibilmente tenere lo spettatore incollato alla poltrona, e le scariche di adrenalina negli ultimi venti minuti non si contano. Il regista, con l’aiuto dell’efficace 3D che non mancherà di disturbare chi soffre di vertigini, sa creare sequenze davvero potenti ed avvincenti e muove la MDP come pochi altri, ma tutto sa in qualche modo di deja-vu, a tratti, soprattutto la prima parte, rischia di annoiare addirittura.

Lo stesso protagonista Joseph Gordon Levitt, altrove molto più maturo ed efficace, è spesso un po’ sopra le righe, anche se l’ impegno (soprattutto nel suo inglese “francesizzato”) si vede tutto. Mentre tra gli altri interpreti, una nota di merito va alla deliziosa Charlotte Le Bon (già notata in “Amore cucina e curry”) e al sempre ottimo Ben Kingsley, qui nel ruolo del maestro e mentore del protagonista.

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Insomma, operazione riuscita a metà, che non mancherà di appassionare gli amanti del cinema del regista, ma che fa uscire dalla proiezione con la sensazione che “si poteva fare di più”.

FRANCESCO ARCUDI

L\'Autore