ROUND – TRIP Festival A/R

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ROUND – TRIP Festival A/R

I Edizione: ITALIA/ GERMANIA

Roma, 17/19 dicembre 2015

c/o CINEMA KINO

(Via Perugia, 34)

Germania ed Italia, Italia e Germania, due nazioni che, seppur distanti per cinematografie e per metodi distributivi hanno in comune molte caratteristiche, a partire da cronici problemi circa la diffusione di opere prime ed un poco sistema di valorizzazione e promozione di registi emergenti che rimargono emarginati, relegati ad operare in un limbo fatto di sale d’essai, circuiti cinema commerciali che comperano pacchetti di film e che hanno una programmazione che sulla carta non rispecchia la realtà dei fatti, dove al primo weekend esci con 150 copie ma poi ti ritrovi la settimana dopo con 70 copie effettive.

Dalle conversazioni con Piero Messina, Laura Bispuri, Feo Aladag, Johannes Naber e Georg Mass emerge una realtà comune ad entrambi i paesi che, seppur differente in alcune caratteristiche basilari, rende alla fine comuni i modus operandi che portano un regista emergente a poter realizzare un’opera prima od un film di difficile realizzazione a causa delle sue tematiche scomode o poco commerciali.

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Ma andiamo di pari passo analizzando le varie situazioni per poterle confrontare dimodo da renderle più chiare in un parallelo costruttivo.

In Italia un regista che vuole realizzare un suo primo lavoro di lungometraggio deve giocoforza ancorarsi ad una istituzione pubblica o, nei casi più felici ad una major che sposi il suo progetto e magari, vi entri a far parte dopo l’adesione di un attore/attrice che abbia un minimo richiamo di pubblico o grazie “all’amico dell’amico” o infine all’appartenenza ad uno specifico partito politico. Compartecipazioni tra società pubbliche e enti regionali che finanziano il film localmente sono spesso le più gettonate ma sono anche quelle che impongono alcuni limiti, come quello di scegliere location e ambientare in film in regioni ove vigono finanziamenti importanti, necessari al budget del film e alla sua riuscita.

Coproduzioni interessanti con la Trentino Film commission, Apulia film commission, le provincie autonome, sono i principali introiti assieme ai crediti d’imposta, sgravi fiscali che il governo offre a opere ritenute di interesse culturale. Quindi vediamo sempre più spesso film natalizi girati in Trentino, commedie romesche girate in Puglia; situazioni simili, al limite dell’inverosimile.

Grazie al contributo di distribuzioni che investono(alcune ben consapevoli di un non ritorno economico) come L’Istituto Luce, la 01 Distribution, Good Films e Medusa film (che è rientrata attivamente nel mercato distributivo dopo anni di oblio), ma anche in casi particolari Warner Bros. Italia e Universal Pictures Italia (da notare i due esordi di Maurizio Battista e Riccardo Rossi), in questi anni di forte crisi si è potuto conservare quel sistema che da la possibilità di realizzare opere, prodotti totalmente italiani, che altrimenti non potrebbero vedere la luce.

Ciò , almeno in Italia, è possibile solo grazie all’unione di quest tre fattori chiave: finanziamenti locali, detassazione e aggangi ad una distribuzione ben inserita nel mercato, film di questo tipo in mancanza di uno di questi tre fattori chiave mai vedranno la luce.

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Differentemente dai decenni passati non esiste più oramai un circuito di sale di cinema d’essai, sale fagocitate dai multiplex e dalle possibilità “terze” che si hanno nel poter recuperare film al di fuori della sala cinematografica; non esistono più case di distribuzione come la gloriosa Mikado o la Academy/Archibald che si dedicano esclusivamente alla scoperta e valorizzazione di artisti e registi emergenti del panorama nazionale ed internazionale.

Case che una volta erano importanti per questo mercato di nicchia, come la BiM (ceduta alla Wild Bunch) e Lucky Red ora si sono adeguate ai tempi ed al mercato incominciando a mescolare film d’essai con prodotti commerciali o con attori di richiamo perdendo quell’obbiettivo che i proprio fondatori si erano prefissati.

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Nulla viene lasciato al caso, però le difficoltà che si incontrano oggigiorno in Italia per fare film sono ben maggiori di quelle che si hanno in Germania per realizzare equivalenti opere.

Lo si evince anche dal numero di copie in cui i film escono nelle nostre sale; difficilmente i film italiani come quelli presentati al Round – Trip festival A/R hanno la possibilità di uscire in un numero di copie superiore alle 50 e le sale che ospitano queste opere non sono posizionate in luoghi strategici e facilmente raggiungibili da uno spettatore mediamente interessato.

Per la maggior parte nelle grandi metropoli, queste sale obbligano il pubblico a dover veramente “faticare” per poter anche solo vedere il film, imponendo una visione limitata a pochi giorni di programmazione e con orari spesso improponibili.

Anche le sale, seppur d’essai debbono arrivare a fine mese e perciò si vedono opere di nicchia e prime visioni relegate nei giorni in mezzo alla settimana, proiettate ai primi spettacoli o a notte fonda privilegiando nelle ore di punta film di cassetta, costringendo così possibili spettatori a desistere dalla visione e a cercare sotterfugi, a volte illegali.

A quanti di noi è capitato di volev vedere un film ma dall’esserne impossibilitati data la lontananza del cinema, gli orari impoponibili e una programmazione che si limitava a pochi giorni dopo la sua uscita?

In Germania la musica, seppur sulla medesima corda, differisce per alcune caratteristiche basilari che sono: maggiori finanziamenti per opere prime e  l’investimento di privati, pratica assai diffusa, che rischiano parte del proprio capitale in opere audiovisive, teatrali, e in generale in tutto ciò che riguarda il mondo del’arte. Il tedesco medio ama le belle cose e il benessere collettivo a volte è messo in primo piano rispetto ad ambizioni personali.

Forti di un circuito sale molto radicato nel territorio e con un pubblico di spettatori aperto ad ogni genere di opera cinematografica, lo spettatore tedesco non si fa problemi a vedere film con tematiche difficili o che trattino di argomenti che non siano sicuri, come la commedia, i drammi, le opere storiche o le produzioni americane.

Una capillare diffusione delle sale anche in cittadine distanti dalle metropoli, ottime strutture condite da promozioni ed abbomanenti mensili, facilitano e chiarificano l’accesso in sala e permettono a chiunque di poter semplicemente andare al cinema.

Invaso dalle produzioni francofone, il cinema di lingua tedesca si è riuscito a ritagliare una buona fetta di mercato grazie anche alle coproduzioni con i paesi e le regioni di lingua tedesca: l’alta Svizzera, l’Austria, il Trentino ed in particolare la provincia autonoma di Bolzano e le aree limitrofe ai confini Francesi e Polacchi, permettendo una diffusione delle opere che per noi risulta improponibile.

Lo spettatore tedesco, seppur incalzato dalle cinematografie americane e Francesi forti di un loro radicamento nel territorio e assistite da una grande e poderosa macchina distributiva, ha la possibilità di poter facilmente visionare opere del suo paese che non siano interpretati dai soliti noti o dirette dagli stessi registi ed esportarle in territori e nazioni a lui limitrofi.

Se vi recaste in Francia, in Svizzera, Austria e Slovenia, nei territori confinanti con i nostri e chiedereste di Checco Zalone, nostro campione d’incassi e re indiscusso del botteghino da diversi anni, credo proprio che nessuno sappia chi sia, e questo succede proprio per la miopia che certe aziende del settore hanno nel trattare e valorizzare i loro prodotti.

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A differenza dell’Italia, un rigido sistema di controllo e di antipirateria si unisce alla classica lungimiranza tedesca che impone alle major uscite in sala non molto distanti temporalmente dalla controparte americana, favorendo così gli spettatori ed azzerando possibili versioni “terze”.

Ma ciò non basterebbe a nulla neanche se funzionasse tutto alla perfezione, quello che porta lo spettatore tedesco al cinema sono: una maggiore efficienza del circuito sale, una minore invasività della televisione e dei media nel quotidiano, lotta alla pirateria digitale, un maggior livello di istruzione e un clima che impone in molti periodi dell’anno la fruizione di spazi ricreativi al chiuso, una maggiore disponibilità economica ma non solo, anche lo spetattore tedesco è più interessato all’andare al cinema, e in particolar modo al vedere film in lingua originale; lo spettatore tedesco vuole essere attivo, partecipe della proiezione, è interessato a recepire il messaggio e a comprendere le qualità e i difetti dell’opera filmica, ne discute a fine proiezione. In Italia raramente ciò si verifica essendo noi abituati molto spesso a produzioni italiche di larga uscita in sala che trattano esclusivamente commedie, film comici, filmetti dal dubbio valore culturale e poveri di insegnamenti, come il filone dei Cinepanettoni ben evidenzia da oramai 25 anni.

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In conclusione non sono i soldi che vengono elargiti per realizzare un’opera prima ciò che conta, ma è tutto il corollario che fa si che l’opera stessa diventi fruibili alle masse, venga diffusa e possa raggiungere il maggior numero di persone fisiche possibili e con qualsiasi mezzo nella successiva fase post-sala. Per un esordio in Germania il budget parte da 1 mln € in su, mentre in Italia si sfiora a malapena 1 mln €; per un’opera seconda con uno o più attori di richiamo si superano anche i 2 mln  cosa impensabile nel Belpaese. Ma ciò non è nulla se poi il film, dopo l’uscita in sala resta nell’oblio e invisibile alle masse, sperduto nel buio post proiezioni.

In Germania vi è un fiorente e ricco mercato dell’Home-Video con numeri che si avvicinano a quelli francesi e con cifre da capogiro se paragonate a quello italiano; nonostante i prezzi mediamente più alti (difficile trovare dvd e simili a 3-4 euro come da noi spesso accade) le copie vendute sono dieci volte che le nostre e di conseguenza,  la qualità delle edizioni, la cura nei dettagli e l’interesse verso le richieste dello spettatore futuro acquirente sono bene pesate e tenute in considerazione. I film sono facilmente reperibili nei migliori negozi di dischi e qualsiasi titolo uscito in sala è reperibile dopo un raginevole numero di settimane dal’uscita.

Non è forse questa la differenza, cercare la massima qualità possibile anche nei piccoli prodotti?

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L\'Autore Roberto Leofrigio

Roberto Leofrigio, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, esperto di cinematografia sin dai lontani anni'80 con la nascita di una fanzine cartacea. Collaboratore di vari siti di cinema, ufficio stampa per molti eventi di promozione cinematografica e videoperatore, ama tutti i generi e in particolare quel cinema che spesso non viene distribuito nel nostro paese.