“ROOM”-dramma “da camera” pronto per L’Oscar

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Vincitore dell’ultimo Festival di Toronto, viene presentato alla Festa di Roma in anteprima italiana, il nuovo progetto del regista Lenny Abrahamson (“Frank”).

Si tratta di una storia vera, simile a tante accadute: una ragazza vive in una piccola stanza con porta blindata con il suo bimbo di 5 anni. E’ stata rapita a 17 anni da un folle pervertito e da allora è reclusa in quella capanna, dove ogni sera viene violentata dal suo aguzzino, e il bambino è il frutto di quegli abusi.

Il piccolo Jack è convinto che “stanza” sia il mondo, che ciò che vede in TV è il virtuale mentre il reale sta solo all’interno della loro abitazione. L’unico contatto con l’esterno, oltre alla televisione,è un lucernario da cui il bimbo può vedere il cielo, la pioggia, le nuvole, le foglie, la neve. La mamma non gli fa mancare assolutamente nulla, giocano insieme, cucinano, guardano la tv, e possono chiedere al “mostro” il Premio della Domenica e quanto loro necessita. Solo ogni sera all’imbrunire, Jack deve andare a dormire nel lettino ricavato dentro l’armadio, così da non vedere Mà (così la chiama il bambino) che deve sottostare alle voglie del suo carceriere.

Altro non diremo per non spoilerare troppo, ma ovviamente l’opera di Abrahamson ha uno sviluppo e un epilogo ben diverso dal suo inizio, e le conseguenze dei tristi anni vissuti in clausura dai due protagonisti saranno ben visibili (e spesso diametralmente opposte) nella seconda parte della storia.

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Diciamo subito che la bella regia è molto efficace e innovativa nella prima parte del film, dove l’angusto spazio della stanza è messo in risalto dai dettagli (uno spigolo, un lavello, un wc,ecc.). Questo dà allo spettatore un senso di immedesimazione quasi claustrofobico che avvince e appassiona,mentre nella seconda parte la direzione, sia pure essenziale e corretta, diventa un po’ “di maniera”, rientrando nei canoni convenzionali, ed è lì che la pellicola ha i suoi punti deboli, risultando simile a tante altre, enfatica e a volte ripetitiva, tanto da dilungarsi e in alcuni momenti annoiare.

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Se a questo punto vi state domandando se “Room” è un brutto film, magari sopravvalutato, la risposta è NO, nonostante le sue pecche è assolutamente da vedere, soprattutto grazie alle splendide interpretazioni dei due protagonisti principali: Brie Larson è una Mà perfetta, capace di grande espressività e tante sfumature, mentre il piccolo canadese  regala al suo Jack un disincanto e una naturalezza insoliti per la sua giovane età, se non fosse che a nove anni è già comparso in una dozzina di progetti, tra cinema e TV, e può essere quindi considerato quasi un veterano.

FRANCESCO ARCUDI

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