Roma Termini – Quello che per molti può essere un punto di passaggio, per altri è vita, è casa, è famiglia.

Questo documentario, facente parte della categoria Prospettive Italia in concorso al festival, non è rimasto indifferente alla giuria, ma  ha avuto una menzione speciale.  Realizzato da Bartolomeo Pampaloni, in collaborazione con Edmèe Millot, è composto da un cast d’eccezione, i cosiddetti invisibili, barboni, che vivono a Termini. Quante volte ci è capitato di passare per la stazione e vedere queste persone, che dormono, o chiedono la carità. Questi sono i famosi abitanti di Roma Termini, che chi per scelta, chi per cause di forza maggiore, si sono ritrovati senza una casa, un posto dove andare, ed hanno deciso che la stazione sarebbe diventata la loro abitazione, il loro punto di ritrovo, la loro famiglia. Quattro sono le storie di  vita che vengono raccontate in questo documentario, da Antonio, Stefano, Tonino, a Gianluca. La vita gli scorre davanti, e loro stanno lì fermi, immobili, in grado di non fare nulla, aspettando che succeda qualcosa.  “Tutti i giorni si vive tra la vita e la morte”, racconta uno di loro, “soprattutto quando arriva il freddo, e i dormitori sono già tutti pieni, e bisogna preoccuparsi di trovare un posto coperto per la notte, pur di non morire congelati”.

“Il film è partito senza una sceneggiatura, si è costruito pian piano, intorno e dentro Termini, l’idea era di mantenere la stazione come centro, senza allontanarsi mai da essa,e lentamente quando sono entrato, sono emersi i vari personaggi. Le riprese sono durate quattro mesi pieni, in cui sono stato tutti i giorni a Termini, anche qualche notte. Le persone che hanno partecipato al film e che hanno deciso di farsi riprendere e raccontare la loro storia, lo hanno fatto senza alcun obbligo, io ho parlato loro delle mie intenzioni, e poi chi ha voluto, ha partecipato secondo il proprio volere. Mi sono relazionato con loro in modo onesto e sincero, senza  fingere di essere qualcun altro per rendermi più simpatico o più vicino ai loro occhi,   io ero io, e rimanevo me stesso.”

Quello che il regista ha voluto raccontare, sono storie di  persone, con le loro  complessità, umanità. Il suo sguardo è stato portato e diretto da loro, mettendosi al loro servizio e delle storie che volevano raccontare, un pò tutte simili alla fine, storie di traumi, di mancanze di riconoscimenti dalla famiglia d’origine e in generale, o della famiglia creatasi,  quindi un divorzio, e questi traumi portano ad un crollo della fiducia in se stessi, fino a lasciarsi andare.

Ambra Azzoli

L\'Autore Ambra Azzoli

Laureata in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, presso l'università la Sapienza di Roma. Inizia ad avvicinarsi alla scrittura cinematografica nel 2013. Oltre la passione per il cinema, anche quella per il teatro, nata all'età di 12 anni, frequentando il primo corso di recitazione. Ama trascorrere il suo tempo tra libri, serie tv e film!