Robin Williams, perché “capitano mio capitano”?

Robin Williams, perché "capitano mio capitano"?

Questa notte è venuto a mancare uno degli attori più completi e poliedrici della storia del cinema, Robin Williams. La sua carriera è sotto gli occhi di tutti ed è stata celebrata ampiamente con 5 Golden Globe e un Oscar nel  1998, come miglior attore non protagonista per “Will Hunting – Genio ribelle”, ed il fatto che non sia la sua opera meglio riuscita non è altro che la riprova della sua grandezza. L’infanzia di almeno tre generazioni, 70 80 e 90, sono state segnate da questo interprete capace di regalare tra le risate profonde riflessioni sulla vita. 

Robin Williams, perché "capitano mio capitano"?

Potrei iniziare citando il padre-tata leggendario di “Mrs Doubtfire – Mammo per sempre“, il professore barbone di storia ne “La leggenda del re pescatore” , il mitico gioco da tavola “Jumanjii” , il dottore della risototerapia in “Patch Adams” o il Peter Pan di “Hook – Capitan Uncino” sotto la regia di Steven Spielberg.  Non solo commedie e ruoli divertenti per Robin Williams, visto che è ricordato in tutto il mondo come il “capitano mio capitano” de “L’attimo fuggente”, ma anche per lo scrittore pazzo di “Insomnia” e per il Mago in “La musica nel cuore – August Rush”, ruoli dalla dubbia moralità in cui l’attore si destreggia egregiamente.

Robin Williams, perché "capitano mio capitano"?

Robin Williams era soprattutto un compagno d’infanzia, qualcuno che pur non avendo mai conosciuto sentivi come parte della famiglia. La notizia tristissima della sua morte, per di più con ipotesi di suicidio, lascia senza parole. Cosa può aver spinto un attore tanto amato e ricco a un gesto simile? Cosa si nasconde dietro la mente umana ed il male della depressione? Sono risposte che non arriveranno mai visto che ogni situazione è a sé stante e merita tutto il nostro rispetto e solo chi ne soffre può trovare la forza di darle.

Robin Williams, perché "capitano mio capitano"?

Il Capitano ha deciso di abbandonare la nave e lasciare orfani del suo talento il mondo del cinema e i suoi fans, ma ancor di più la sua famiglia. Forse quando tutto stava andando male avrebbe dovuto ripensare alla foto in bianco e nero di due settimane fa postata su Instagram dove teneva in braccio la sua piccola Zelda, oggi 25enne. Partire per non tornare indietro lascia negli altri un grande vuoto, purtroppo non sarà né la prima né l’ultima volta, ma la speranza che le persone possano trovare la forza di prendere le decisioni senza consumarsi è ancora viva. Robin è volato sull’isola che non c’è, ma da questa notte il suo nome e il suo talento sono nella leggenda per sempre e le risate che hanno curato i nostri cuori, come in uno dei suoi film più riusciti, sono il lascito più grande.

Robin Williams, perché "capitano mio capitano"?

L\'Autore Thomas Cardinali

Web writer di professione, scrivo di cinema e spettacolo in ogni sua sfaccettatura. Video maker in formazione con la passione per il calcio e la Formula1