Nobody owns me, il dramma di un amore incondizionato tra padre e figlia

Nobody owns me, il dramma di un amore incondizionato tra padre e figlia

 

“Nobody owns me” mostra grande qualità tecnica con la regia tipica delle produzioni scandinave. Kjell-Åke Andersson riesce a fotografare in modo intimo una vicenda famigliare, dove un padre , interpretato da uno splendido Mikael Persbrandt, tra mille difficoltà e abbandonato dalla moglie, deve crescere la figlia piccola con  l’assenza di una figura materna.  Solamente l’amore dolce e, a volte, quasi straziante nella sua tragicità tra i due  riesce a far proseguire la vita descrivendo in modo perfetto le problematiche che una famiglia di questo tipo è costretta ad affrontare.

Siamo negli anni 70’ e in Svezia c’è una forte divisione tra proletariato e borghesia, che viene descritta in “Nobody owns me” attraverso un dramma famigliare. Hasse è di formazione comunista e la moglie Katja l’opposto. Il protagonista vede la propria donna  lasciarlo per un altro uomo abbandonando lui e la loro piccola Lisa. Inizia così il dramma di un padre chiamato a convivere con orari impossibili per badare a lei, diventando presto molto più che un genitore, ma il suo unico punto di riferimento.  La pellicola punta molto sulla descrizione della situazione politica e dell’utopia comunista di un viaggio a Cuba che i due protagonisti sognano di fare con la madre in una barca, metafora di famiglia e di sogni irraggiungibili. La perdita di un’altra donna sarà troppo difficile da superare e Hasse sprofonda nell’alcolismo, problema comune e trattato con la durezza consona a una denuncia sociale.  Il dolore e l’autodistruzione del protagonista segnano la vera svolta del lungometraggio. La figlia se ne va e proprio in quel momento trova la forza per lei di riprendere in mano la propria vita in un finale non banale, ma particolarmente efficace e forse inaspettato.

Bella la fotografia con cui viene dipinto il panorama svedese, in particolare il tramonto sul prato innevato è la metafora  dell’unione famigliare persa, ma non dell’amore indissolubile tra padre e figlia. Una pellicola che arriva dritto al cuore con durezza, ma anche con la dolcezza dei silenzi tra i due protagonisti che valgono più di mille parole. Una dichiarazione di amore incondizionato,  nonostante la dura decisione di abbandonare il padre, ma forse è proprio attraverso questo senso di vuoto che Hasse riesce a trovare la forza di continuare a combattere per la propria vita proponendo sullo schermo una situazione fin troppo comune al giorno d’oggi. “Nobody owns me” ha partecipato in concorso al Festival Internazionale del film di Roma nella categoria “Alice nella città” ed è stato premiato alla settima edizione del Fiuggi Family Festival con il premio della Giuria Ufficiale e con quello assegnato dai giornalisti della stampa accreditata.

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Valutazione: 7

L\'Autore Thomas Cardinali

Web writer di professione, scrivo di cinema e spettacolo in ogni sua sfaccettatura. Video maker in formazione con la passione per il calcio e la Formula1