MILO MANARA E CARAVAGGIO , UNA STORIA DA CINEMA A FUMETTI.

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  Maestro Michelangelo Merisi, sono un disegnatore di fumetti. Molti anni fa, agli esami di maturità artistica, il professore picchiettò con l’indice sulla copertina del libro di storia dell’arte dicendomi: “Mi parli di questo”. Sulla copertina c’era la Vostra Canestra di frutta. Beh, feci un figurone: sapevo tutto di Voi. Almeno tutto quello che uno studente poteva sapere, a quei tempi. Ho sempre avuto un’autentica venerazione, per Voi. E poi c’era quella faccenda delle iniziali: vedete, Maestro, io ho le Vostre stesse iniziali. Sì, in seguito ho saputo che anche Mario Minniti le aveva, ma all’epoca non ne avevo ancora sentito parlare. Insomma, per un motivo o per l’altro, nel mio pantheon personale, Voi avete sempre occupato lo scranno più alto. Il bello è che, guardando i miei disegni, non si direbbe. Sono cose che succedono. Per esempio, senza voler fare dei paragoni, per l’amor del cielo, anche il grande Rubens, Pieter Paul Rubens, Vi ammirava molto, eppure la sua pittura era quanto di più lontano dalla Vostra si potesse immaginare. Era diversissimo da Voi in tutti i sensi: lui era elegante, frequentava le corti, amava la bella vita e le belle dame profumate, eppure fu proprio lui a battersi come un leone per salvare dal rogo la Vostra Morte della Vergine. Anche Voi vestivate elegantemente, di nero. Solo che poi portavate gli stessi abiti finché non Vi cadevano a pezzi. Ora, dovete sapere che io mi sono permesso di raccontare qualcosa della Vostra vita, riguardo la Vostra permanenza a Roma e che ho in animo di raccontare anche gli anni successivi, dopo quel fattaccio con quello stronzo di Ranuccio Tomassoni. Il mio è un racconto fatto con i disegni e so bene che Voi non avete mai avuto molta simpatia per i disegni: Vi chiedo perdono per questo, ma è tutto quello che sono riuscito a fare. Pensate un po’ la stranezza, Maestro: io mi rivolgo a Voi come se foste più anziano di me, anche se, invece, sono io quello anziano, molto più anziano di Voi. Strano, no? Ma il vero scopo della mia lettera è di chiederVi conferma di un certo episodio. Mi risulta che il Vostro collega Orazio Gentileschi Vi abbia prestato un paio di grandi ali, quelle che avete dipinto sulle spalle dell’angelone del Riposo durante la fuga in Egitto. Poi, per restituirgliele, andando di sera verso lo studio di Gentileschi con quelle grandi ali in spalla, Vi siete imbattuto in Filippo Neri, ormai molto anziano, con la sua squadra di ragazzini cenciosi, che se ne andavano in giro cantando e ballando, con cembali e tamburelli. Un po’ come, oggi, fanno quelli che noi chiamiamo Hare Krishna. Ora, io l’ho immaginata quella scena: il santo Filippo e i suoi ragazzini che vedono una grande ombra scivolare su un muro, con quelle ali enormi. Sicuramente avranno pensato di trovarsi al cospetto di un angelo. I ragazzini, sicuramente. E forse Filippo Neri più di tutti. Vi chiedo la conferma perché qualche eminentissimo studioso, qui, sostiene che Voi non avreste mai potuto incontrare Filippo Neri, dato che il sant’uomo morì nel 1595, mentre Voi sareste arrivato a Roma solo nel ’97. È vero che il primo documento che parla di Voi a Roma è del ’97, in base alla testimonianza di quel garzone di barbiere a cui Voi avete consegnato un mantello raccolto per strada, però questo non esclude affatto che Voi siate arrivato in città cinque o sei anni prima: semplicemente, dal ’91 o ’92, Voi non avete dato motivo di nominarVi nelle cronache o nei verbali dei birri. Forse Vi siete comportato bene per i primi anni. Sì, conoscendoVi pare quasi impossibile, ma Giovanni Baglione (Gioan Coglione, come lo chiamavate Voi) scrive che avevate circa vent’anni al vostro arrivo. Comunque, cosa Vi ha detto Filippo Neri, quando ha visto che eravate Voi e non un angelo? Aspetto con ansia la Vostra risposta, sempre che non Vi abbia annoiato troppo. Bacio le Vostre sante mani, Maestro. Il Vostro servo,

Milo Manara

  Probabilmente l’unico modo per introdurre un’articolo sull’ultima opera di Milo Manara era questa sua lettera, per gentile concessione della Panini Comics casa editrice che pubblica in Italia e tutto il Mondo questa opera a fumetti : Caravaggio. La tavolozza e la spada. Dopo anni di lavoro il maestro del fumetto italiano è giunto alla sua opera e nella splendida cornice della biblioteca Angelica realizzata dal Vanvitelli accanto alla basilica di Sant’Agostino, che custodisce uno dei tanti capolavori del Caravaggio: La Madonna di Loreto detta anche la Madonna dei pellegrini, abbiamo incontrato l’autore in un conferenza stampa introdotta dal Professor Strinati, autore anche della prefazione nell’opera,  storico e critico dell’arte ed uno dei maggiori esperti sul pittore assieme a Sara Mattioli publish manager della Panini, che a conferenza terminata, ci ha manifestato la sua sincera emozione della possibilità di aver potuto presentare questa opera in luogo decisamente particolare, ma anche confermarci come per  Milo Manara quest’opera rappresenti la punta massima di una carriera incredibile che ha fatto conoscere l’autore in tutto il mondo, al pari del pittore che porta le sue stesse iniziali. Il professor Strinati nella conferenza ci ha introdotto come la cosa che lo abbia più colpito sia stato il punto di vista di Milo molto simile al suo. Per il professor sebbene l’arte italiana conti innumerevoli autori, in realtà per il grande pubblico, e anche per i direttori dei musei all’estero si riducono a poco meno di 10 nomi, per citarne alcuni Raffaello Sanzio, De Chirico per i più recenti, ma il professore ci ha confessato in modo ironico come tutte le richiesta convergano sempre su un solo ed unico nome CARAVAGGIO. Forse per la sua vita esagerata, per essere stato un talento unico, il professore ha illustrato in parole quello che l’autore Manara a suo giudizio è stato in grado di riportare nella storia, tenendo poi presente un grande protagonista la città di Roma. A questo parole Manara lusingato ha replicato come gli autori passino 3 fasi “giovane promessa”, “solito stronzo”, “venerabile maestro”, e ora si sente finalmente nell’ultima fase. Ci ha raccontato  come all’inizio fosse stato grande l’imbarazzo nel chiedere al professor Strinati la prefazione del libro, inviando una email su cui contava poco di avere una risposta, e di essere poi rimasto davvero sorpreso non solo della risposta positiva, ma dell’entusiasmo che il professore ha manifestato per l’opera. Per Manara aver avuto Strinati è solo l’ennesimo tassello di un’arte, come quella del fumetto, ormai sdoganata da tempo da autori come Fellini od Eco, sottolineando poi che l’uomo la prima cosa che fa è disegnare fin da piccolo, “alcuni poi continuano come me”, e che le prime testimonianze che abbiamo partendo dalla preistoria sono dei disegni. Riguardo la città di Roma, Manara ha sottolineato come per i non romani che giungono nella capitale i ruderi romani risultino impressionanti , Fellini li aveva paragonati a dei dinosauri e questa sensazione è stata  riportata nell’opera. Caravaggio veniva da fuori e per lui l’impressione iniziale di lavorare nella città eterna deve essere stata grande, ma alla domanda su cosa farebbe il Caravaggio  se vivesse nel nostro secolo, Manara non ha dubbi, “farebbe del cinema !”. A suo giudizio l’autore con il suo talento e la sua fatica nel comporre nelle opere pittoriche, oggi non sarebbe altro che un talentuoso regista.  Sulla  polemica domanda sulla presunta omosessualità del pittore non riportata nell’opera, Manara ha dato prova dell’incredibile lavoro di ricerca realizzato (probabilmente da sempre), sottolineando come a livello storico non esistano prove se non l’accusa diffamatoria di Baglione un pittore rivale, che spesso il Caravaggio aveva sbeffeggiato , sottolineando poi che la maggior parte delle informazioni sulla vita del Caravaggio ci provengono proprio dai un numerosi verbali  della polizia dell’epoca. Ma a conclusione della conferenza Manara ha sottolineato come l’intero lavoro si è stato realizzato a mano, senza l’ausilio di nuove tecnologie che non ama, ma che non rifiuta nella vita di tutti i giorni, ritornando però all’esempio del bambino con la matita in mano ed un foglio a dimostrazione di come l’arte, perché di arte si tratta, del fumetto non morirà mai.

 

di Roberto Leofrigio

 

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Alleghiamo le note dell’ufficio stampa sull’opera, consigliandovi non solo l’acquisto ma anche la celerità nel farlo, specie per l’edizione limitata, visto che siamo convinti dell’inevitabile sold out dell’opera.

 

Caravaggio. La tavolozza e la spada: questo il titolo dell’opera a fumetti che, dopo anni di lavoro, il maestro Milo Manara dedica a Michelangelo Merisi. Vi sono narrate la vita del geniale pittore italiano, dal suo arrivo a Roma alla fine del ‘500 fino alla rocambolesca fuga dalla capitale: le straordinarie tavole di Manara ne raccontano l’arte e le opere, ma anche le donne, la passione e gli eccessi. Una grandiosa biografia del Caravaggio, rivolta sia agli appassionati del fumetto d’autore che ai cultori della storia dell’arte. L’opera inedita, pubblicata da Panini Comics nella collana “Panini 9L”, è articolata in due volumi. Il primo sarà disponibile in tutte le fumetterie e librerie a partire dal 30 aprile in due formati differenti, “Regular” e “Artist Edition”. Tra i contenuti speciali della “Artist Edition” figura anche una lettera che lo stesso Milo Manara ha voluto rivolgere direttamente a Caravaggio. “Maestro Michelangelo Merisi, sono un disegnatore di fumetti”, si presenta Manara, svelando anche un piccolo aneddoto personale: “Molti anni fa, agli esami di maturità classica, il professore picchiettò con l’indice sulla copertina del libro di storia dell’arte dicendomi: ‘Mi parli di questo’. Sulla copertina c’era la vostra ‘Canestra di frutta’. Beh, feci un figurone, sapevo tutto di voi. Almeno tutto quello che uno studente poteva sapere, a quei tempi”. “La storia del Caravaggio è raccontata da Milo Manara con grande rispetto della testimonianza delle fonti e della verità sostanziale di quella vicenda”, spiega nell’introduzione lo storico dell’arte Claudio Strinati. “Non è, infatti, una storia romanzata. Eppure Manara vi ha impresso il segno della sua creatività in modo netto e personalissimo. Il suo Caravaggio, pur riflettendo perfettamente quello storico, è, per l’appunto, suo, uno dei più bei personaggi creati dalla sua fantasia”. “Siamo orgogliosi di essere l’editore di questa opera straordinaria, ma soprattutto di aver avuto l’onore di assistere alla sua genesi e di seguirne la creazione”, ha commentato Sara Mattioli, publishing manager di Panini Comics Italia. “Ogni volta che Milo spediva una nuova tavola, si ricreava in ufficio una scena caravaggesca di redattori in adorazione, un capannello di teste attorno allo schermo e un coro di voci in ammirazione. Siamo sicuri che anche il pubblico, pagina dopo pagina, proverà la nostra stessa meraviglia”. Il lancio ufficiale dell’opera, alla presenza dell’autore, è previsto in occasione del Comicon, salone internazionale del fumetto di Napoli.

Caravaggio – La Tavolozza e la spada – Regular Edition – cartonato (23,5×31 cm), 64 pagine, 16,90 euro.

Caravaggio – La Tavolozza e la spada – Artist Edition – cartonato deluxe con inserti in tela ed effetto rilievo (29×38 cm), 80 pagine, 49 euro. Edizione limitata e numerata in 1000 esemplari.

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MILO MANARA

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L\'Autore Roberto Leofrigio

Roberto Leofrigio, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, esperto di cinematografia sin dai lontani anni'80 con la nascita di una fanzine cartacea. Collaboratore di vari siti di cinema, ufficio stampa per molti eventi di promozione cinematografica e videoperatore, ama tutti i generi e in particolare quel cinema che spesso non viene distribuito nel nostro paese.