Land of Mine, c’è del marcio in Danimarca.

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Land of Mine sotto la sabbia diretto da Martin Zandvliet e con protagonista l’attore danese Roland Moller e uno stuolo di giovani attori tedeschi e non, è stata una delle liete sorprese della Festa del cinema di Roma 2015 e ora in uscita sui nostri schermi.

Il film acquistato per volontà di Gugliemo Marchetti della Notorius Pictures e a breve in uscita in italia e la sconosciuta storia per tutti su un episodio bellico al termine della seconda guerra mondiale.

Pochi film descrivono il periodo successivo al conflitto e all’occupazione della seconda guerra mondiale. Dopo sei anni di guerra e di terrore i confini tra giusto e sbagliato vennero sradicati. Land of Mine, il nuovo film del regista danese Martin Zandvliet, racconta la storia più buia e fin ora nascosta della Danimarca. Nei giorni successivi alla resa della Germania nazista nel maggio del 1945, i prigionieri di guerra tedeschi detenuti in Danimarca furono messi al lavoro dalle Forze Alleate. Con la minima o nessuna esperienza nel settore, furono inviati a disinnescare più di due milioni delle loro mine dalla costa occidentale danese. Durante l’operazione, più della metà di loro rimasero uccisi o gravemente feriti. Zandvliet fa luce su questa tragedia storica, raccontando una storia che coinvolge l’amore, l’odio, la vendetta e la riconciliazione. Questi giovani prigionieri di guerra tedeschi sono confusi, hanno la paura e la sconfitta nei loro occhi. Sprezzante dei tedeschi, per la loro occupazione di cinque anni del suo paese, e con l’intento di punire ciò che resta del regime nazista, il Sergente Rasmussen (Roland Møller) fa marciare la sua squadra sulle dune ogni giorno per disinnescare per le mine. Questo compito, apparentemente senza fine, diventa rapidamente una carneficina; e anche in Rasmussen cresce un conflitto di sentimenti nei confronti dei suoi giovani detenuti. Land of Mine parla delle conseguenze della guerra ma ancora di più, di umanità. Zandvliet riesce a far uso di materiale altrettanto convincente per la sua storia di cameratismo, di sopravvivenza e di amicizie inaspettate. Mette in discussione l’esistenza di un male intrinseco che potrebbe esistere in tutti noi. Ma è mai possibile provare simpatia per coloro che hanno rappresentato il terrore nazista?

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Questo ci racconta la veloce sinossi che non rende giustizia ad un film diretto magistralmente, e con una splendida fotografia di Camilla Hjelm Knudsen, moglie del regista (una coppia danese che farà parlare anche in futuro ne siamo certi). Il film girato negli stessi luoghi, ovvero la spiaggia dove avveniva lo sminamento, è in realtà molto semplice nella sua trama e luoghi, ma il coinvolgimento da parte dello spettatore è totale, come la tensione che viene trasmessa mentre questi giovanissimi ex nazisti arruolati nell’ultimo anno di guerra, con un addestramento minimo devo sminare le intere coste danesi subendo  l’ostilità della popolazione locale. Una vera pagina nera della storia, con tanto di violazione della convezione di Ginevra, che fu aggirata all’epoca dal governo danese facendo credere che i prigionieri tedeschi erano volontari (per la convenzione non si possono usare prigionieri di guerra per lavori pericolosi).

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Il protagonista Roland Moeller (nella foto) presente alla Festa del cinema della capitale, nelle interviste ha raccontato di aver incontrato due dei danesi che parteciparono a queste operazioni, uno morto di recente, l’altro molto anziano, che con molta difficoltà alla fine hanno raccontato gli incresciosi episodi, un vero atto di vendetta  da parte della popolazione  danese nei confronti dei tedeschi perpetrato sui dei giovanissimi, l’età media dei “volontari” all’epoca dei fatti andava da 15 a 18 anni, e vi erano anche molti tredicenni. Un film decisamente coraggioso nel portare alla luce un episodio buio della storia, mentre la Danimarca attuale  è governata da una destra tutt’altro che favorevole all’arrivo dei profughi dalle zone di guerra del medio Se c’è del marcio in Danimarca come recitava Shakespeare , sicuramente c’è molto del buono nel cinema Danese, riprova ne sia  che uno dei produttori venuti ad accompagnare il film: Mikael Chr, ci ha raccontato  del prossimo progetto diretto sempre da Martin Zandvliet sul disastro del sottomarino Kursk per la EuropaCorp di Luc Besson, un’altra pagina oscura della storia recente, che vide il 12 agosto del 2000 la scomparsa del sottomarino russo e la morte  dei 118 uomini dell’equipaggio sulle cui cause ancora oggi si indaga.

Di Roberto Leofrigio

L\'Autore Roberto Leofrigio

Roberto Leofrigio, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, esperto di cinematografia sin dai lontani anni'80 con la nascita di una fanzine cartacea. Collaboratore di vari siti di cinema, ufficio stampa per molti eventi di promozione cinematografica e videoperatore, ama tutti i generi e in particolare quel cinema che spesso non viene distribuito nel nostro paese.