LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE La conferenza stampa presso il cinema Adriano

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Il cast e i produttori del film “La mafia uccide solo d’estate” hanno incontrato i giornalisti presso il cinema Adriano.

Erano presenti: Pif, Cristiana Capotondi, Lorenzo Mieli, Marco Martani, Michele Astori, Paolo Del Brocco.

Come è nata l’idea di questo film? Non riesco ad inserirlo in un genere preciso. E’ importante che si possa fare un film nuovo in maniera rispettosa e divertente sulla mafia. Ridere della mafia quanto è importante?

Pif: “Speriamo che si rida il giusto (ride). In realtà io non mi sono ispirato ad un film in particolare, sicuramente incosciamente a qualche film visto da bambino. Io faccio il programma Il testimone per MTV e probabilmente questo mi ha rafforzato. Io quando faccio le cose non penso se siano giuste, le faccio e basta. Quello che faccio funziona e ci riesco a pagare l’affitto. Questo film è nato perché arrivato a Milano tutti mi facevano domande sulla mafia. C’è la leggenda che la mafia sia solamente Riina. La mafia è quella che frequentava la Palermo per bene, persone gentili e cordiali. A forza di raccontarlo mi son messo a leggere dei libri approfondendo cose che non conoscevo. Ad esempio le spalline erano orribili, ma era una moda. E’ un paragone azzardato, ma se guardi i fatti di mafia e guardi le dichiarazioni dei politici ti chiedi perché la gente non si ribellava? Perché alcuni erano collusi, altri rinnegavano non l’esistenza della mafia ma la sua pericolosità. Si creavano sempre degli alibi. Si cercavano scuse per non ammettere la pericolosità della mafia. L’episodio della testa mozzata nella macchina è successo realmente ad una compagna di classe, la cosa mi ha terrorizzato perché non ero io ad aver fatto lo scoop. Vivevo in una bolla che ci ha fatto svegliare tardi soltanto con le  stragi del 92’”.

Martani: “Il tono del film è stato complesso. Integrare la commedia e fatti emotivamente molto coinvolgenti non è stato facile. Ormai le dichiarazioni e i documenti sono pubblici, e questo ci ha permesso di riportare fedelmente le dichiarazioni dei mafiosi. Viste oggi sono esilaranti, ma fanno riflettere e tremare. Mi impauriva parlare di questo, ma spesso anche ridere”.

Astori: “Questa storia essendo palermitano mi appartiene. Ci siamo posti il problema se si poteva ridere sulla mafia. Cercavamo di capire dove fosse possibile scherzare. Il paragone con Il grande dittatore emoziona. E’ un po’ scherzare sull’olocausto, ma fatto da un palermitano forse può passare. Il punto chiave del film era riuscire a raccontare un lato del mondo siciliano che vive a contatto con la mafia, si nutre volontariamente e non  con la mafia e si accorge della sua pericolosità solo davanti al delitto compiuto”.

C’è una linea che ha portato Gra a vincere Venezia e Tir a Roma. Come hai lavorato per portare un reale del passato?

Pif: “Abbiamo inventato la vita di Arturo che è liberamente ispirata alla vita dei palermitani. Si incastrava perfettamente con i fatti realmente accaduti. Forse dovevo essere più geniale, ma abbiamo scelto di non datare le immagini. E’ stata un’esperienza incredibile, forse è l’entusiasmo dell’ultimo arrivato. L’emozione di vedere il funerale di Dalla Chiesa, vedere la figlia che arriva dietro al carro funebre in taxi ti apre un mondo. La scommessa era mixare le nostre immagini con quelle di archivio”.

Capotondi: “La curiosità è capire come Flora e Arturo alla fine del film siano completamente inseriti perfettamente nell’ambiente del film”.

Pif: “Quando il bambino entra e va al funerale di Dalla Chiesa bisognava ricreare l’effetto della ripresa televisiva con il movimento della camera. Volevamo ricreare quell’atmosfera”.

Martani: “Nella fase di preparazione avevamo già considerato che il momento topico fossero i funerali di Borsellino e della scorta con la folla tenuta fuori dalla cattedrale. Potevamo valorizzare la sceneggiatura fino a quel momento, uno step che ha portato Palermo ad aprire gli occhi”.

Che percezione avrà questo film? A Palermo un giovane cosa volete che capisca vedendo questo film?

Pif: “Spero che queste cose non accadano più. Per orgoglio e per collusione i politici del nord ricordano quelli del sud di quegli anni, non dicono nulla contro la mafia. Oggi la mafia è sicuramente meno potente rispetto agli anni 70’, ma proprio perché è meno potente lo stato ci deve essere. Bisogna continuare la lotta. Tutta l’attenzione è stata rivolta verso la mafia siciliana e ne hanno tratto beneficio Campania e Calabria, ora è l’opposto. La mafia più pericolosa è quella silenziosa. Totò Riina ha sbagliato, Provenzano invece è scomparso. Bisogna combattere la mafia quando non si vede”.

In questo film abbiamo visto una tecnica di Pif che è la satira e la denuncia. Quanto è importante la satira pungente per attirare il pubblico rispetto ad una denuncia palese?

Pif: “Io vengo dal mondo delle Iene che insegnano. Ovviamente attiri molta più gente con la satira. Banalmente un ragazzino un film classico fa fatica a vederlo, volevamo attirarli facendoli divertire. Ci sono molte scene che attirano e fermano l’attenzione soprattutto dei ragazzini a cui segue un cazzotto. La satira non deve però offendere la tragedia”.

La mafia è meno potente, ma soprattutto lo stato è meno potente. Non c’è alcuna reazione dello stato, vero che non dovete mandare messaggi voi registi e artisti. Avverti che siamo arrivati al punto che la mafia venga trattata come un ricordo?

 

Pif: “Io voglio essere ottimista. Falcone e Borsellino sono diventati quello che sono perché erano isolati. Probabilmente le cose sono migliorate. Vito Ciancimino farebbe fatica a vivere oggi. Io sono ottimista perché a Palermo esiste l’associazione Addio Pizzo. Oggi ci sono 800 negozianti che non pagano il pizzo e hanno attaccato un adesivo in vetrina. E’ una cosa meravigliosa perché ora la gente denuncia. Ora lo stato c’è, con tutti i suoi limiti ma c’è. Io voglio girare a Palermo senza pagare il pizzo, non è una questione per fare il figo ma per giustizia. Non era così scontato, ma la produzione ha detto si. Abbiamo girato quattro settimane a palermo senza che ci chiedessero nulla, anche se c’erano dei rumori di fondo. A Palermo si può girare senza pagare il pizzo. Il gruppo aiuta e non succede solo in Sicilia ma anche in Campania. L’importante è non avere un leader per evitare di essere colpiti. Anche il politico più colluso mentalmente non può fare quello che facevano Lima, Ciancimino e Giulio Andreotti”.

 

Dietro la scrittura di Lima cosa c’è? Per raccontare Riina c’era qualcosa di Radio out?

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Pif: “Siamo qui a fare questa commedia perché stiamo raccogliendo lo sforzo di altri come peppino Impastato. Nell’omicidio Lima c’era meno sentimento, ma anche li i killer erano persone normali. Gli veniva affidato l’omicidio e lo sapevano magari il giorno dopo dai giornali chi era il morto. Quando uccisero Salvo Lima da noi il preside venne nelle classi, io pensai subito a qualcuno che poteva dire Salvo Lima ucciso da un fan impazzito. Io spero in questo film di aver spiegato chi erano i buoni e i cattivi”.

 

Quale è stata la tua esperienza su questo film e sul tuo ruolo?

 

Capotondi: “Questo pezzo di storia del nostro paese per me è imprescindibile. Sono sempre stata affascinata dalla mafia, c’è la curiosità di comprendere come personaggi completamente analfabeti possano aver contaminato un intero paese. Hanno costruito uno stato parallelo. Mi portano a credere che forse è l’effetto di una causa e di una radice. Sono nata nel 1980 e ricordo quel periodo. Io avevo paura quando c’erano state le bombe a San Giovanni, io avevo paura che lo stato non potesse rispondere ad un attacco. Quando ho letto la sceneggiatura l’ho trovata tra una delle migliori, volevo assolutamente fare parte del progetto. Anche La vita è bella aveva raccontato l’olocausto attraverso la risata, una risata di portata drammatica che ti porta ad affezionarti ai personaggi del film che sono talmente tanto umanizzati da portare ancora più in alto il loro sacrificio. Anche oggi ci sono delle esistenze che fissano una missione e mettono a repentaglio al loro vita. E’ importante raccontare delle vite alte con leggerezza in modo da arrivare ai giovani”.

 

Volevo chiedere qualcosa sulla partecipazione del Festival di Torino. Come ci andate e con quali obiettivi?

 

Pif: “Io non dormo la notte da circa un mese, Torino l’ho sempre vissuto come un festival concreto. Non c’è un red carpet, non c’è glamour. Li c’è il film. Io mi sveglio alle 7 di mattina, per me non è normale magari per voi si”.

 

Paolo Del Brocco: “Il festival di Torino ci sembrava il più adatto. Non c’è stata nessuna esitazione nell’accettare. Non abbiamo partecipato ad altri festival perché questa scelta corrispondeva a ciò che volevamo. Questo film è fatto con talmente tanto entusiasmo che gli errori non sono calcolati, anche il budget non ci è importato siamo stati 6 mesi in fase di montaggio”.

 

Lorenzo Mieli: “Wildside è una strana creatura, questo film è esattamente quello che è wildside. E’ il film che rappresenta ciò che siamo, soltanto sul pizzo abbiamo risparmiato (ride)”.

 

Pif: “Mi ricordo che anche i camionisti erano stupiti che non ci chiedevano il pizzo. Noi ci siamo appoggiati ai ragazzi di Addio Pizzo. Delle scuole hanno firmato un documento dove dichiaravano che non avrebbero pagato il pizzo. Noi abbiamo applicato questo metodo perché la troupe è un po’ dispersiva. A Palermo sono molti a pensarla come noi, queste persone se capissero che se ognuno si sforza per migliorare le condizioni avremo il problema di tante produzioni che verrebbero in Sicilia, è inaccettabile che non vengano per evitare il pizzo”.

 

Venezia-Sacro Gra. Roma-Tir. Non facciamo pronostici, ma Rai Cinema è questo modello di film?

 

Paolo Del Brocco: “Io penso che questo sia un modo di raccontare la realtà. All’inizio avevo un po’ di perplessità ma dopo due pagine ho detto che andava fatto. E’ un film diverso, non credo si possa dargli un genere. Noi dobbiamo fare i film senza genere perché questo non funziona nella nostra industria. Il film è meraviglioso e mi ha dato modo di conoscere Pif che è una persona straordinaria. La Rai deve fare anche questo tipo di film che è commerciale ma anche molto educativo per i giovani”.

 

Pif: “Sono orgoglioso che sia stata la Rai a produrre il mio film in quanto abbonato Rai. E’ la casa di produzione migliore per questo tipo di film”.

 

L’inviato Thomas Cardinali

L\'Autore Thomas Cardinali

Web writer di professione, scrivo di cinema e spettacolo in ogni sua sfaccettatura. Video maker in formazione con la passione per il calcio e la Formula1