I SEGRETI DI ORANGE COUNTY: un testo letterario con interpreti straordinari

images

Ogni famiglia che si rispetti ha i suoi piccoli o grandi segreti, e la provincia americana ci ha spesso mostrato, al cinema ma non solo, gli scheletri nell’armadio di nuclei familiari all’apparenza “normali”. Non è da meno la famiglia di “August: Orange County” (titolo originale), che si riunisce per la scomparsa del patriarca Bevery Weston (Sam Shepard) la cui moglie Violet (Meryl Streep),malata di tumore alla bocca, ma non per questo meno polemica e prepotente, raccoglie attorno a sé le tre figlie e il resto della parentela. Complice l’afa insopportabile di un torrido agosto in Oklahoma, verranno presto a galla traumi, torti, difetti, debolezze e segreti, appunto, della terribile Violet e di tutto il nucleo familiare. Conosceremo infatti la nevrotica figlia Barbara (Julia Roberts), con un marito da cui si è appena separata (Ewan Mc Gregor) e una figlia giovane ma già indipendente e viziata (Abigail Breslin). Poi l’altra figlia di Violet,svampita e apparentemente oca (una rediviva Juliette Lewis) con il fidanzato (Dermot Mulroney) e la terza , l’unica che si è sacrificata scegliendo di restare vicina ai genitori. Infine l’onnipresente e invadente sorella di Violet (Julianne Nicholson), con il marito (il sempre ottimo Chris Cooper) e il figlio (uno sprecato Benedict Cumberbatch). Sotto gli occhi della nuova, innocente e stupita badante di Violet, i segreti verranno lentamente a galla, sconvolgendo le vite dei vari personaggi.
Che si tratti di una piece teatrale è evidente, l’autore Tracy Letts regala ai personaggi dei dialoghi pungenti e incisivi. Gli interpreti fanno il resto, dando vita a dei personaggi a tutto tondo. Spiccano ovviamente la Streep, i cui personaggi ormai sembrano esserle cuciti addosso, tanto riesce ad essere intensa; e soprattutto Julia Roberts, forse alla sua migliore interpretazione in assoluto, che riesce a rendere palpabile il suo astio nei confronti di una madre “cattiva” alla quale però forse in fondo somiglia parecchio. Tutti gli altri attori sono certamente all’altezza, ma sprecati da una regia piatta. John Wells non riesce infatti a fare la differenza tra teatro e cinema, non ci fa “sentire” l’afa della provincia, che influenza gli stati d’animo dei personaggi, né la loro mentalità, limitandosi solo a una bella fotografia e affidandosi ai pur strepitosi interpreti. Ma lasciando allo spettatore un po’ d’amaro in bocca per non aver saputo fare di meglio.

A cura di FRANCESCO ARCUDI

L\'Autore