Heidi, intramontabile capolavoro !


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Non c’è dubbio che Heidi  il romanzo scritto da Johanna Spyri e pubblicato nel 1880 sia indossolubilmente legato nel nostro paese alla serie a cartoni animati realizzata nel 1974 dai coloro che fonderanno lo Studio Ghibli: Isao Takahata aiutato da un giovane promettente che rispondeva al nome di Hayao Miyazaki seppero trasporre in 52 episodi la storia della piccola orfana allevata dal suo nonno e poi strappata alle sue amate montagne per giungere a Francoforte come compagnia per la sfortunata Klara un bimba poco più grande costretta su una sedia a rotelle.

Ma in precedenza c’era stato un film nel 1937 con Shirley Temple, quello del 1952 diretto dal nostro Luigi Comencini prodotto in Svizzera con attori svizzeri e tedeschi, a cui in parte il nuovo film ha cercato di essere fedele come dichiarato da produttori, w anche una miniserie tv americana co-prodotta da Mediaset, ma niente da fare tutti in Italia ricordano Heidi solo per il favoloso cartone animato.

Di conseguenza onore al merito al regista Alain Gsponer, che già aveva mostrato le sue doti con film per bambini con Un fantasma per amico e ai produttori per aver trovato una Heidi davvero perfetta in Anuk Steffen e l’unico nonno made in swiss in grado di interpretarlo che risponde al nome di Bruno Ganz assolutamente perfetto.  Questi due protagonisti vengono ben coadiuvati da Isabelle Ottmann nel ruolo di Klara, Quirin Agrippi nel ruolo di Peter e Katharina Schuttler in quella della insopportabile signorina Rottenmeir.

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Sarebbe quasi ridicolo per chi vi scrive parlare della trama, che risulta essere perfettamente aderente al libro e al cartone animato che temo tutti, ma proprio tutti che state leggendo questa recensione avete visto. Da rilevare invece lo sforzo produttivo di mostrare quello che Spyri ci ha raccontato nel romanzo con il contrasto tra tranquillità della campagna montana, anche se con una vita sicuramente molta dura, il film non risparmia di mostrare la povertà che allora era presente anche in Svizzera e l’operosità di una città industriale come Francoforte, che darà alla giovane pastorella il potere di sapere leggere e superare l’analfabetismo, molto presente a fine ‘800 come il lavoro minorile che viene ben rappresentato.

Sorprende ancora oggi l’attualità del romanzo e la forza del messaggio dell’autrice che non a caso la sensibilità dei due autori di animazione giapponesi seppero trasmettere alla perfezione e che ritroveremo nelle opere successive, dimostrando come anche loro siano stati colpiti dalla storia originale. Per quanto riguarda quello che possiamo definire una riduzione cinematografica, le quasi due ore di film riescono ad abbracciare tutta la storia, donando non solo ai più giovani , ma anche a quelli nostalgici che hanno conosciuto il personaggio sui canali Rai nel lontano 1978 un bellissimo intrattenimento e un messaggio ancora oggi validissimo sull’amicizia, l’insegnamento e il rispetto della natura, una storia decisamente intramontabile.

di Roberto Leofrigio

L\'Autore Roberto Leofrigio

Roberto Leofrigio, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, esperto di cinematografia sin dai lontani anni'80 con la nascita di una fanzine cartacea. Collaboratore di vari siti di cinema, ufficio stampa per molti eventi di promozione cinematografica e videoperatore, ama tutti i generi e in particolare quel cinema che spesso non viene distribuito nel nostro paese.