“FREEHELD” – tema importante ma occasione sprecata

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Alla Festa del Cinema di Roma, in anteprima, l’atteso film basato sulla reale vicenda umana, datata 2005, della detective del New Jersey Lauren Hester, professionalmente stimata e incredibilmente capace, ma in seguito alla scoperta del tumore che la uccise, discriminata perché lesbica.
Laurel (Julianne Moore) nasconde la sua identità sessuale finchè non incontra Stacie (Ellen Page, recentemente dichiaratasi omosessuale, anche produttrice del film), più giovane di lei, se ne innamora e nel giro di un anno mette su casa con lei, crea una famiglia, con tanto di cane. Ma nel momento in cui scopre di avere un cancro polmonare molto aggressivo, e chiede quindi di lasciare la sua pensione all’amata compagna affinchè possa continuare a pagare il mutuo della casa, si deve scontrare con le leggi locali, aiutata solo dal collega di sempre Dane Wells (un sempre bravissimo Michael Shannon) e da un attivista gay ebreo (una partecipazione di Steve Carell, personaggio decisamente fuori luogo nel contesto). Nessuno dei “freeholders” (consiglieri della contea), tranne uno,nonostante alcuni di loro percepiscano una pensione doppia, prende a cuore la sua causa. Ma la sua battaglia per l’uguaglianza dei diritti civili sarà vinta e creerà un importante precedente per le leggi future.

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In un momento storico come quello attuale, soprattutto in Italia, in cui i diritti degli esseri umani sono diversificati a seconda delle loro scelte, soprattutto sessuali, il tema è quanto mai scottante,ma il film è un’occasione sprecata.
Il regista Peter Sollett dirige in maniera abbastanza scolastica, ma a nostro avviso la responsabilità della malriuscita del progetto va allo sceneggiatore Ron Nyswaner, già autore (con esiti ben diversi) di “Philadelphia”. Non a caso il film ricorda molto quest’ultimo, ma laddove la vicenda era svolta in modo toccante e coinvolgente, qui risulta piatta e monocorde.
Le protagoniste fanno del loro meglio, soprattutto Ellen Page, matura e misurata nel dolente ruolo della “sopravvissuta” Stacie, l’unica che pare preoccuparsi più dello stato di salute della sua amata che del contesto politico. Anche se l’attrice in conferenza stampa a Roma, ha invece espresso la sua opinione sui politici italiani che “devono adeguarsi, prima o poi, il mondo va avanti e non possono continuare a negare l’evidenza”.

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Benchè sia innegabile l’impegno e l’importanza fondamentale del soggetto, il film purtroppo non coinvolge ,tende ad annoiare, e lascia alla fine l’amaro in bocca, non solo per l’epilogo della storia, ma per quello che avrebbe potuto essere.

FRANCESCO ARCUDI

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