Il figlio di Saul, la Shoah rivive al cinema e vincerà l’Oscar.

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Saul Ausländer (interpretato da Géza Röhrig), è membro dei Sonderkommando di Auschwitz, i gruppi di ebrei costretti dai nazisti ad assisterli nello sterminio degli altri prigionieri. Mentre lavora in uno dei forni crematori, Saul scopre il cadavere di un ragazzo in cui crede di riconoscere suo figlio. Tenterà allora l’impossibile per  salvare le spoglie e trovare un rabbino per dargli una degna sepoltura seppellirlo, ma per farlo dovrà voltare le spalle ai propri compagni e ai loro piani di ribellione e di fuga.

Vincitore a Cannes, Golden Globe a un’altra infinità di premi e con matematica certezza anche l’Oscar per il miglior film straniero già selezionato nella cinquina l’opera prima del regista ungherese  László Nemes, è una esperienza visiva autentica. Film sullo sterminio negli ultimi anni ne sono stati prodotti tantissimi da far parlare alcuni storici dell’ormai difficoltà nel voler far ricordare all’umanità l’immane tragedia parlando apertamente di Holocaust fatigue, e anche l’uscita di questo film nella vicina ricorrenza del giorno della  memoria fissata per il 27 gennaio a livello internazionale, mentre nella rete avanzano molti siti e teorie negazioniste. Questa premessa è d’obbligo perchè magari gli spettatori saranno poco convinti nel vedere l’ennesimo film su una tragedia nota, che vincerà l’Oscar perchè quelli dell’Academy sono tutti ebrei e cosi’ via. La realtà è profondamente differente, se accantoniamo per un ‘attimo l’argomento scelto dal regista, ci troviamo di fronte ad un assoluto capolavoro a livello cinematografico. La scelta molto personale di girare su pellicola 35mm con i vecchi procedimenti fotochimici, la scelta di unico obiettivo a 40mm con il formato ristretto 1:1:37 che non allarga il campo visivo, il restare in una ossessiva inquadratura che segue Saul nel suo lavoro nei forni creamatori dove vediamo sfocati come li vede lui le immagini dei cadaveri ammucchiati, il regista ha dichiarato di non volere fare un film dell’orrore ma semplicemente portare lo spettatore a vedere cosa vede Saul. Il risultato è a dir poco incredibile, onestamente le mie parole non potranno mai rendere il coinvolgimento emotivo che il film riesce a dare, dove prendendo letteralmente per mano ogni spettatore lo accompagna in quello che era una quotidianità  ad Auschwitz che per noi oggi va ben oltre l’orrore. Di conseguenza classificare il film ungherese come una variazione sul tema dello sterminio ebraico durante la seconda guerra mondiale o uno sguardo al macabro lavoro dei sonderkommando, che per guadagnare qualche mese di vita si occupavano di tutto, anche di evitare fino all’ultimo di far comprendere all’ignare vittime che le camere a gas erano solo delle doccie e ti ricordare bene il numero dell’attaccapanni dove poi avranno potuto riprendere i loro vestiti, è errato.  Il regista racconta di aver avuto l’idea mentre girava in Corsica L’uomo di Londra di Béla Tarr, con cui lavorava come assistente alla regia, e di durante un momento di pausa delle riprese ha trovato un volume pubblicato dal Mémorial de la Shoah con il titolo Des voix sous la cendre (in Italia La voce dei sommersi, edito da Marsilio, ndr), che raccoglie gli scritti di alcuni membri dei Sonderkommando di Auschwitz, prima della loro rivolta del 1944. Queste pagine clandestine vennero nascoste sotto terra e ritrovate solo molti anni dopo la fine della guerra e sono una testimonianza straordinaria di come veniva gestito il campo durante lo sterminio degli ebrei.
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Probabilmente io stesso mi ritrovo in quella fatica di scrivere dell’olocausto citata prima, ma onestamente dopo la visione di questo film ampiamente anticipata da Cannes , articoli e colleghi che lo avevano visto rimanendo colpiti ci troviamo di fronte ad una di quelle opere definitive, con tutto il rispetto per Steven Spielberg il suo Schindler’s List pure in tutta la sua “bellezza” formale e coinvolgimento emotivo riesce in minima parte a coinvolgere al contrario del film del giovane regista classe 1977, un film che seguendo precise regole di cinematografia riesce dove forse neanche i documentari  con le testimonianze dirette a restituire in parte di cosa è capace l’essere umano, la missione di Saul è solo quella di dare una degna sepoltura a quello che crede essere stato un suo figlio, non sapremo mai nel film se lo è veramente, ma la sua tenacia  nello sfidare tutti anche i suoi compagni pronti ad una rivolta (uno delle poche che si verifica e storicamente accertata) è la disperata ricerca di un’umanità in un mondo governato del caos del campo. Distribuito da Teodora Film il film si colloca in quel circuito di film destinati ad un pubblico limitato e a matinée per gli studenti di alcune grandi città, resta il fatto anche superando l’argomento stesso di come il cinema come settima arte possa davvero a volte essere in grado di andare al di là del puro intrattenimento consegnando ai posteri non solo l’ennesima testimonianza di una delle maggiori tragedie del ‘900, ma un’opera già entrata nella storia del cinema che il 28 febbraio al Los Angeles riceverà il premio più ambito.
di Roberto Leofrigio 
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Il regista László Nemes.

L\'Autore Roberto Leofrigio

Roberto Leofrigio, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, esperto di cinematografia sin dai lontani anni'80 con la nascita di una fanzine cartacea. Collaboratore di vari siti di cinema, ufficio stampa per molti eventi di promozione cinematografica e videoperatore, ama tutti i generi e in particolare quel cinema che spesso non viene distribuito nel nostro paese.