Festa del cinema di Roma day one

 

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DAY ONE

La Festa  del cinema di Roma, cambia il nome da festival a festa e cambia la musica. Sicuramente la scelta di Antonio Monda nuovo direttore artistico sono più all’impronta di un festival , pardon festa, più snello e veloce, e bypassato il problema di avere ospiti  strafamosi, sia per scelta artistica, ma anche per quella economica ed organizzativa, il festival è partito oggi subito sui binari giusti.

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Truth di James Vanderlbilt, già sceneggiatore di Spiderman ha già convinto tutta la critica, la storia basata sul libro di Mary Mapes, ci introduce nel modo del giornalismo televisivo americano con il programma della CBS 60 minutes e l’anchormen dell’epoca Dan Rather portandoci nel 2004 a ridosso della rielezione di George W. Bush, dove alla ricerca di nuova storia per dimostrare come all’epoca l’attuale presidente era sfuggito al servizio in Vietnam rifugiandosi nel servizio aereo della guardia nazionale, porterà ad un incredibile vicenda di false documenti mai provati che sono costati il posto alla giornalista e all’abdicazione dello storico Anchor Men, vicenda nota all’epoca, ma vista in modo molto originale dando ampia libertà allo spettatore di capire chi aveva ragione oppure no. La giornata è proseguita con l’incontro della coppia Joel Coen e Frances McDormand Joel Coen And Frances McDormand Press Conference - The 10th Rome Film Festappena arrivati dagli USA che si sono già concessi alla domande della stampa e al rito degli autografi, dando prova di grande affiatamento.

 

 

Il film da segnalare fra i tanti in rassegna da Alice nella città al vasto programma merita una menzione speciale il documentario  The Wolfpack di Crystal Moselle Wolfpack_film_poster, con l’incredibile storia della famiglia Angulo dove i sette figli hanno passato gran parte della loro vita fino alla maggior età rinchiusi in casa nel loro appartamento  del lower east side di Manhattan, senza contatti con l’esterno e vivendo tutto attraverso la visione ossessiva di film che vengo a loro ricreati nell’ambiente domestico. Una testimonianza terribile e struggente al tempo con lieto fine per un documentario che rischia non solo di essere candidato agli Oscar nella categoria ma di vincere,  anche per essere a modo suo un vero e proprio inno al cinema. E oggi in attesa tutti di Jude Law per il suo incontro il festival prosegue con  Room vincitore al festival di Toronto e l’atteso Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti.

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 di Roberto Leofrigio

 

 

 

 

 

 

 

L\'Autore Roberto Leofrigio

Roberto Leofrigio, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, esperto di cinematografia sin dai lontani anni'80 con la nascita di una fanzine cartacea. Collaboratore di vari siti di cinema, ufficio stampa per molti eventi di promozione cinematografica e videoperatore, ama tutti i generi e in particolare quel cinema che spesso non viene distribuito nel nostro paese.