DOBBIAMO PARLARE, piacevole commedia da camera all’italiana

 

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Il nuovo progetto del regista/attore Sergio Rubini, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, è tratto dalla sua omonima piece teatrale, portata in tournèe dagli stessi interpreti.
L’azione si svolge tutta in tempo reale nell’arco di una notte nel bell’appartamento di Vanni (Rubini) scrittore cinquantenne, e della sua compagna trentenne Linda (Isabella Ragonese), sua ghost-writer, nel centro di Roma. Proprio mentre stanno andando a cena con i loro editori, irrompono in casa i loro migliori amici Costanza (Maria Pia Calzone), dermatologa, e Alfredo (Fabrizio Bentivoglio), rinomato chirurgo, coppia spocchiosa e benestante in piena crisi matrimoniale. Toccherà ai poveri padroni di casa subire i risentimenti e le recriminazioni dei due che arriveranno a coinvolgere fino in fondo loro stessi, il loro rapporto, la loro vita.
Una sorta di “Carnage” di Polanski, dunque, con quattro unici protagonisti, ma riveduta e corretta ai nostri costumi e virata in commedia all’italiana.

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“Dobbiamo parlare” è una tipica frase che fa presagire un problema, ma il quesito che il film si pone è proprio se all’interno di un rapporto è meglio dialogare, o se forse a volte sarebbe meglio essere muti come i pesci rossi dell’incipit e dell’epilogo della vicenda. E ancora: l’amore da solo può bastare a tenere unita una coppia o sono i beni materiali quelli che legano due persone?
Rubini pare non voler dare risposte sicure, ma con una sceneggiatura quasi perfetta, dialoghi brillanti (si ride parecchio), frecciatine politiche ora alla destra ora alla sinistra, piccole meschinità borghesi, cattura lo spettatore facendolo “entrare” nel film da subito e coinvolgendo fino alla fine, sia pure con qualche lungaggine.

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La riuscita del lungometraggio però nulla varrebbe senza le pressoché perfette prove d’attori dei protagonisti: Rubini stesso è un Vanni pacato, affettuoso, accondiscendente così come la sua Linda, una straordinaria Isabella Ragonese, sempre più matura e vicina alle grandi del cinema italiano; mentre Maria Pia Calzone sa dare alla sua sgradevole Costanza i giusti toni della signora borghese, tutta finzioni e ipocrisie. Infine Fabrizio Bentivoglio, il personaggio più sopra le righe, è come sempre bravissimo nel ruolo dello spocchioso, arrogante, ma in fondo simpatico, chirurgo che misura tutto in termini di vile denaro.
La regia di Rubini è efficace quanto basta, ben consapevole che in un film del genere la parte del leone la fa la sceneggiatura, che non mancherà di divertire ma anche di far porre delle domande sul suo rapporto di coppia anche allo spettatore più innamorato.

FRANCESCO ARCUDI

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