La Buca – la nuova surreale commedia di Ciprì

Sergio Castellitto e Rocco Papaleo durante una scena del film "La Buca", regia di Daniele Ciprì Roma-Svizzera 2013-2014

Oscar (Sergio Castellitto) è’ un avvocatucolo cinico e senza scrupoli di una cittadina senza tempo e senza luogo-ma dalle connotazioni prettamente italiane. Perennemente alle prese con piccole truffe ai danni dello stato o di poveri diavoli che gli capitano a tiro, è impegnatissimo ad architettare un finto incidente, facendo “investire” dall’autobus e cadere nella buca (del titolo) della strada sotto casa sua, un falso invalido. Armando (Rocco Papaleo) invece è’ un pover’uomo appena uscito di prigione dopo essersi fatto 27 anni di galera per omicidio, pur essendo innocente.

La mamma non lo riconosce, la sorella lo rifiuta, e il suo unico amico è un cane che lo segue per strada. Si incontrano nel bar di Carmen (Valeria Bruni Tedeschi), dolcissima cameriera, e l’avvocato finge di essere morso dal cane di Armando per spillargli quattrini. Ma realizza presto che invece il poveretto può essere una ghiotta occasione per una truffa ai danni dello stato, e decide di riaprire il suo processo e chiedere un lauto risarcimento in caso di riconosciuta innocenza del poveretto. Ma ovviamente non tutto va come previsto.

La nuova commedia grottesca di Daniele Cipri’, a due anni “È stato il figlio”, è una sorta di favola ambientata in un non-luogo (i caffè sembrano quelli parigina) e in un non-tempo (oseremmo dire tra gli anni 40 e i 50). Ma i personaggi sono tipicamente italiani, hanno la nostra arte di cavarsela e l’attitudine a trovare escamotage e compromessi in tutte le cose. La splendida fotografia-quasi sempre traslucida-e le bellissime musiche di Pino Donaggio conferiscono al film un’atmosfera scanzonata,surreale e fiabesca, fin dai deliziosi titoli di testa animati che ricordano molto Saul Bass, titolista di Hitchcock. Anche le interpretazioni sono tutte un po’ sopra le righe, su tutte quella di un perfetto, strepitoso Castellitto, che gigioneggia “alla Gassman”, così come il dimesso, bravissimo Papaleo, mentre la straordinaria Valeria Bruni Tedeschi, è raffinata ma comunque credibile anche come cameriera. Le caratterizzazioni dei personaggi, al limite del macchiettismo, e il dipanarsi della trama, fanno girare un po’ il film a vuoto, tranne nella parte centrale, quasi “gialla”-la più riuscita- fino al divertente finale.
Tutto sommato è una pellicola non perfetta, un po’ alla “Grand Budapest Hotel” di Anderson, per atmosfere e personaggi, comunque piacevole,ma soprattutto una grande gioia per gli occhi.

Francesco Arcudi 

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