Banat – Il viaggio presentato al Bif&st

Banat – Il viaggio, presentato al Bif&st il nuovo film di Adriano Valerio con protagonisti Edoardo Gabriellini, Elena Radonicich e Piera degli esposti ieri al Cinema Galleria di Bari  assieme al cast.

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La recensione a cura della nostra inviata a Bari Sara Buonsanti.

Opera prima del giovane regista milanese Adriano Valerio, Banat – Il viaggio offre uno sguardo originale e poetico per raccontare un viaggio fisico e di formazione: in un’epoca in cui l’Italia è vista come terra dei miracoli da migranti che arrivano dall’Est e dall’Africa, Ivo (Edoardo Gabriellini) e Clara (Elena Radonicich), due trentenni che vivono a Bari, sono i protagonisti di un flusso migratorio contrario rispetto alle tradizionali rotte, dall’Italia alla Romania.

Quello dei due giovani, quindi, è un viaggio controcorrente, che rivela lo spaesamento culturale ed emozionale di un’intera generazione: il lungometraggio affronta il tema di una generazione che vede i confini europei come una soglia da attraversare per cercare altre opportunità e realizzare i propri sogni, vivendo, tuttavia, l’inevitabile senso di spaesamento dettato dal distacco dalle proprie radici e dal sentirsi in perenne equilibrio tra questo e quel mondo.

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Proprio il senso di straniamento trapela da numerose inquadrature, dalla fotografia dinamica e poetica, dall’inusualità delle circostanze e dal rapporto tra i personaggi e l’ambiente circostante che, come affermato dal regista, eredita anche la lezione di alcuni registi nord europei come Aki Kaurismäki e Dagur Kári.

Prima Ivo e poi Clara, infatti, lasciano la loro città e l’appartamento dell’eccentrica signora Nitti (Piera Degli Espositi), nel quale si sono conosciuti per caso, per la gelida Banat, regione occidentale rumena da cui prende il nome il film, dove Ivo ha trovato lavoro come agronomo. Questa terra straniera per il protagonista maschile, diviene il simbolo di quel coraggio e di quella resistenza di tanti giovani costretti a cercare fortuna lontano dall’Italia, come lo stesso regista, da dodici anni in Francia. Per Clara, invece, il viaggio e la permanenza in Romania, divengono il simbolo di una maturazione sentimentale e personale: abituata a fuggire dalle relazioni, Clara sceglie di dare una svolta alla sua vita, di legarsi ad un uomo appena conosciuto e raggiungerlo in una terra straniera e di restarci, pur essendo incinta.

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Ivo e Clara sanno bene che la loro avventura è precaria e folle, come dimostrano le frequenti interrogazioni – il mantra del dubbio, “Come mai sei venuto qui?”, “Che ci faccio qui?”, ricorre in tutto il film – ed il perenne tentennare tra la possibilità di restare o tornare in terra natia. Eppure, nonostante le numerose complicazioni che rivelano l’ingenuità e la fragilità delle loro aspettative, sono consapevoli che questo viaggio permette loro di immaginare un futuro diverso, di prendere le distanze dalla loro vita precedente, segnata da un senso di rassegnazione passiva e sconforto.

I sogni della coppia sembrano infrangersi quando la politica, la criminalità e i costumi complessi di un paese sconosciuto si riflettono sulle loro vite. Dallo spaesamento allo smarrimento, il passo è breve: il film, che si chiude (quasi in un finale ad anello) con un dolly che ci lascia intravedere il mare d’inverno, rievoca un futuro è tutto da reinventare, in cui pare non esserci più un posto dove andare o tornare.

L\'Autore Roberto Leofrigio

Roberto Leofrigio, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, esperto di cinematografia sin dai lontani anni'80 con la nascita di una fanzine cartacea. Collaboratore di vari siti di cinema, ufficio stampa per molti eventi di promozione cinematografica e videoperatore, ama tutti i generi e in particolare quel cinema che spesso non viene distribuito nel nostro paese.