“ALLACCIATE LE CINTURE”- IL NUOVO FILM DI OZPETEK, REGISTA DELLE EMOZIONI.

Allacciate-le-cinture

La nuova, attesa pellicola del regista turco ma naturalizzato italiano Ferzan Ozpetek racconta di Elena, una ragazza del sud, fidanzata con Giorgio. Con i suoi migliori amici, Silvia e Fabio, lavora come cameriera in un bar. L’arrivo di Antonio, il nuovo fidanzato di Silvia, meccanico un pò razzista e omofobo, sconvolge le loro vite. Infatti, nonostante non ci sia alcuna affinità ne’ stima tra lui ed Elena, tra i due scoppia una passione incontrollabile e divampante. Trascorrono tredici anni, Antonio ed Elena sono una famiglia, hanno due bambini, lei e Fabio (amico così intimo e geloso da essere quasi un altro amore, benchè platonico) hanno aperto un locale di successo, ma l’arrivo di una nuova, forte turbolenza metterà a dura prova i sentimenti e la vita stessa dei protagonisti e di tutti i personaggi che ruotano intorno a loro.

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Ozpetek in conferenza stampa ha affermato che il film parla di forti sentimenti, amore, amicizia, solidarietà, del tempo che passa, insomma della vita, e come questa è a volte commedia,a volte dramma. E il titolo viene proprio dalle turbolenze che tutti prima o poi attraversiamo nell’arco della nostra esistenza e che ci costringono ad allacciare le cinture, appunto, per poterle superare.

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Il film,in definitiva, e’ un melodramma molto originale ed emozionante, con un’ottima sceneggiatura e dialoghi davvero realistici, frutto della ripresa della collaborazione del regista, dopo alcuni anni di “separazione”, con Gianni Romoli, cosceneggiatore delle prime opere di Ozpetek e qui di nuovo anche produttore, sempre insieme a Tilde Corsi.
L’abientazione nel Salento, molto amato dal regista , e in particolare a Lecce (nella quale era già stato girato “Mine vaganti”) regala al film immagini suggestive, fotografati con maestria dal bravo Gianfilippo Corticelli e sottolineati dalla bella colonna sonora di Pasquale Catalano. E la mano del regista si riconosce nei suoi movimenti di macchina e nelle lunghe carrellate (il bel piano sequenza dei titoli di testa con la pioggia, o quello onirico del ritorno a casa dall’ospedale). Ma ad Ozpetek va riconosciuta soprattutto la sua straordinaria capacità di dirigere gli attori, ed è proprio a loro che va il merito maggiore di quest’opera corale. Su tutti certamente Kasia Smutniak, attrice ormai matura, che nel ruolo di Elena regge quasi da sola tutto il film. Aiutata dalla “scoperta” Francesco Arca, efficace nel difficile ruolo di Antonio, da Filippo Scicchitano– che regala al personaggio dell’amico gay Fabio una naturalezza priva di macchiettismo e cliché- dalla brava Carolina Crescentini nel ruolo di Silvia, dall’ottimo Francesco Scianna in quello di Giorgio, per non parlare della “doppietta” delle stupende Carla Signoris ed Elena Sofia Ricci nei ruoli rispettivamente della mamma e della “zia” (ma forse non è proprio così) di Elena, che alleggeriscono la pellicola con i loro deliziosi duetti. Inoltre Giulia Michelini e Luisa Ranieri, in due ruoli minori, ma fondamentali nella vicenda. Menzione a parte merita invece la strepitosa Paola Minaccioni, (alla sua quarta collaborazione con Ozpetek)  che costruisce il ruolo di Egle in maniera impareggiabile, evitando ogni patetismo.
Forse non un film perfetto ma decisamente da vedere, per soffermarsi a pensare alle piccole cose quotidiane della vita, al tempo che passa, ai “difetti” delle persone che amiamo e che poi (come ha affermato la Smutniak in conferenza) sono quelli che più ci mancano quando purtroppo li abbiamo persi per sempre.

A cura di FRANCESCO ARCUDI

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